Chiesa di Sant’Agata al Carcere

Catania riserva alla sua patrona, dal 3 al 5 febbraio la festa di sant’Agata . Inserita nel patrimonio mondiale dell’umanità per l’UNESCO, come bene di tipo etnoantropologico, è la terza festa cattolica per importanza nel mondo. Agata appartiene alla ricca nobiltà di Catania del terzo secolo a.C., giovanissima, tra i 15 e i 21 anni…

santagata al carcere catania
Catania riserva alla sua patrona, dal 3 al 5 febbraio la festa di sant’Agata . Inserita nel patrimonio mondiale dell’umanità per l’UNESCO, come bene di tipo etnoantropologico, è la terza festa cattolica per importanza nel mondo. Agata appartiene alla ricca nobiltà di Catania del terzo secolo a.C., giovanissima, tra i 15 e i 21 anni per l’agiografia, è vittima di persecuzioni religiose e rifiuta di sposare il console Quinziano. Molto arrabbiato, Quinziano ordina di rinchiudere Agata in una prigione buia. Mentre vi viene condotta, Agata continua a insultare Quinziano, a chiamarlo uno scagnozzo di Satana, un satrapo spazzatura, un adoratore di Venere, un pervertito vizioso.
santagata al carcere
Gettata in prigione è torturata , le vengono strappati i seni con delle pinze, San Pietro interviene la notte per confortarla e guarire le sue ferite, ma il giorno successivo Agata è martirizzata con braci ardenti e punte di ferro arroventate e ributtata in carcere, dove muore il 5 febbraio 251.

Qui siamo sul luogo della tragedia

Siamo in una posizione fortemente strategica di Catania, alle pendici della collina di Montevergine dove in sommità, fondata nel 729 a. C., si estendeva la più antica città greca Katane con l’ acropoli. In epoca romana sempre in questa area la città era splendida , definita da un perimetro di mura che da piazza Duomo salivano alla chiesa di S. Agata, e proseguivano includendo l’anfiteatro fino a piazza Stesicoro , i ruderi testimoniano la sua magnificenza. E proprio qui si svolse sotto l’impero di Decio in piena crisi e la persecuzione dei cristiani, la tragedia di Agata , siamo nel 251 d.C.
I catanesi da subito corrono sul luogo della prigionia della bella e giovane Agata , a cui Catania mostra culto e devozione .
L’anno successivo , 252 d.C. , le è già attribuito il miracolo di aver arrestato la lava sul limite della città , durante l’eruzione dell’Etna.
Ed è qui che sorge il trittico dei luoghi del martirio di Agata : Sant’Agata la Vetere, al Carcere e alla Fornace.

L’Ulivo nella piazzetta del S. Carcere

Al centro della piazza del S. Carcere , di lato all’entrata della Chiesa, è sistemato e fiorisce un ulivo. Ricorda la leggenda: Agata stava per essere riportata in carcere e si fermò ad allacciare un calzare . Improvvisamente nacque un albero di ulivo.
Fino a metà del 1700 qui sorgeva una chiesa normanno-gotica a pianta quadrata con l’ingresso su vico del Re , che oggi non esiste più, inglobata in un bastione difensivo cinquecentesco sorto sulla prigione di Agata. Il bastione è tuttora inglobato nell’odierna sistemazione.
vista frontale della chiesa santagata al carcere
Sul muro del bastione nascosto dal fogliame è fissato un alto rilievo : sotto due putti sorridenti, San Pietro visita Agata nella sua prigione. Ha le chiavi del Paradiso nella mano sinistra e l’indice destro indica il Cielo alla giovane che ha offerto la vita per la sua fede e avrà l’eterna felicità con il suo Dio.

Il portale duecentesco

Sant’Agata al Carcere , appare sulla scena salendo a piedi da via Manzoni. Sorprende con la teatrale facciata barocca in marmo bianco , eretta su un’ampia scalinata di accesso.
Vi è incastonato un bellissimo portale ad arco strombato a tutto sesto, duecentesco in perfetto stile romanico-pugliese, che originariamente era nel Duomo di Catania. Per volere del vescovo Pietro Galletti fu smontato e sostituito nel Duomo e rimontato pezzo a pezzo nella nuova facciata di Sant’agata al Carcere , raccontano gli storici dell’arte, con alcune modifiche e inversioni delle bellissime iconiche figure e del bestiario romanico.
Il portale in marmo bianco di Carrara è formato da archi concentrici e esili colonnine , nei capitelli scimmie e foglie d’acanto.

Non colpire la Patria di Agata perché è vendicatrice delle offese

Entrando in Sant’Agata al Carcere, se si alza lo sguardo al grande arco del presbiterio, si legge “Noli offendere Patriam Agathae, quia ultrix iniuriarum est” le parole che , come narra la leggenda, apparvero per miracolo nel 1232 a Federico II di Svevia e lo convinsero a non distruggere Catania. Un altro segno della potenza che da sempre accompagna l’iconografia di Agata.

Il Carcere di Agata

Sotto il bastione scendendo una scala si arriva alla prigione bassa e buia dove era rinchiusa e dove morì Agata. Vi è collocato un altare .E’ umanamente impressionante essere dove questa ragazza ha subito il martirio.
Chiesa di Sant’Anna a Catania

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