Monumento ai caduti, tesoro di Catania

Monumento ai caduti, tesoro di Catania

Chi passeggia sul lungomare di Catania, inebriato dall’odore del mare e immerso nella sua bellezza spesso non si accorge di un’opera di architettura moderna che incontra lungo il suo percorso: il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, sito in piazza Tricolore, vicino al polo fieristico delle Ciminiere.

La distrazione, o meglio, a volte anche una sorta di incomprensione, di malcelato rifiuto, nasce da una difficile accettazione di una scultura commemorativa che esce fuori dai cardini a cui siamo abituati.

Il magnifico barocco, l’elegante liberty, il rigido prospetto di epoca fascista si sono sempre proposti al nostro sguardo ma sono ben lontani dalle forme fluide e inconsuete che le nuove costruzioni ci offrono.

Monumento ai caduti: architettura decostruttivista

Catania monumento

Ecco che allora il nostro monumento ai caduti ci sembra “strano” eppure è un perfetto esemplare di architettura contemporanea definita “decostruttivista”che si è affermato da tempo a livello internazionale.

Questo tipo di architettura rifiuta i vecchi canoni adoperati nel costruire e utilizza dei volumi nuovi nelle linee e negli spazi, volumi spesso deformati. Gli stessi sono poi accostati in modo quasi casuale, un caos che, in realtà, riporta a un nuovo tipo di ordine.

Una “non architettura”che invece ci propone opere architettoniche ardite e inusuali.

La storia del monumento ai caduti

La storia del monumento ai caduti di tutte le guerre di Catania inizia nel secolo scorso. Era il 1971, quando il Comune di Catania bandì un Concorso Nazionale di Idee per la realizzazione di un’opera d’arte dedicata ai soldati morti in guerra.

Naturalmente vennero presentati progetti  e una commissione esaminatrice scelse quello che doveva essere realizzato.

Il presidente di questa Commissione era l’architetto Bruno Zevi, grande critico di architettura riconosciuto a livello mondiale.

Monumento ai caduti

Il progetto vincitore fu quello ideato dall’architetto Giuseppe Marino a cui l’autore aveva dato il nome di “Vortice”. La Sovrintendenza di Catania approvò la sua costruzione nel 1979 e nell’agosto del 1984.

L’architetto Marino, nato a Motta S. Anastasia, con il suo progetto ha voluto rappresentare il vortice che si crea dopo lo scoppio di una bomba.

L’opera, realizzata interamente in cemento armato a “faccia a vista”, ha la morbidezza e la sinuosità tipica di una spirale.

Purtroppo la fine prematura dell’autore ha fatto sì che la realizzazione del monumento fosse opera della moglie, Giuseppina Santagati, anche lei architetto.

La grandezza dell’architetto Marino fu quella di anticipare i tempi, tale da realizzare un’opera decostruttivista tra le prime. Anche lo stesso termine “decostruttivismo” non era ancora del tutto utilizzato come lo è adesso.

Questa corrente architettonica, a cui può essere ricondotta l’opera dell’architetto Marino, sarà ufficialmente riconosciuta in occasione di una mostra al MoMa di New York soltanto nel 1988. Un tempo molto lontano dagli anni in cui il nostro Maestro progettò il suo monumento.

La raccolta firma per abolirlo

Sfortunatamente il monumento non ha avuto l’accoglienza che meritava da parte dei catanesi: qualcuno, addirittura propose una raccolta firme per demolirlo.

Raccolta che non è mai arrivata a buon fine, per fortuna.

Nel corso degli anni il monumento è stato anche vandalizzato, le pareti sono state imbrattate prima e poi intonacate al fine di nascondere lo scempio ma questo lavoro  ha ricoperto le pareti in cemento “faccia a vista” così come voleva l’autore.

Oggi, grazie alla sensibilità di tanti artisti e ad un’interrogazione parlamentare volta ad evitare il degrado dell’opera, il monumento è stato rivalutato e destinato ad essere un luogo di eventi.

Della sua riqualificazione si è occupato l’architetto Renato Basile fondatore e presidente dell’associazione Museo Reba. Lo stesso che già si era interessato a riqualificare altre opere site a Catania e nella provincia di Siracusa e Ragusa.

Oggi, il monumento accoglie, nei suoi spazi interni ed esterni eventi culturali quali mostre, musica e tanto altro.

Inoltre, nei suoi spazi interni, sono state realizzate due sale espositive dove artisti catanesi e non, possono allocare le loro opere o le loro installazioni.

Al suo interno è anche accolto il dipinto “vi-vo” del pittore catanese Luca Di Giovanni.

Insomma pare che oggi il monumento stia diventando, a poco a poco, un luogo di aggregazione sociale. Un luogo dove la bellezza dell’arte si unisce a quella della natura.

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