Coronavirus Sicilia ancora alti i dati, Musumeci preoccupato

Coronavirus Sicilia ancora alti i dati, Musumeci preoccupato

Coronavirus, Catania la provincia con più contagi

Ancora una settimana durissima, quella che ci siamo lasciati alle spalle. Non è bastato l’annuncio della zona gialla, visto che sono stati registrati numeri oltre il migliaio in tutto il weekend. Basti solo pensare che nel bollettino diramato dal Ministero della Salute il tasso di positività è passato dal 6,1% al 6,6%.
Un aumento che non risparmia nemmeno le ospedalizzazioni, con 848 pazienti ricoverati a causa del Covid, di cui 117 in terapia intensiva. Numeri ancora da brivido, che vanno a incrementare quelli da inizio pandemia: 4.566.126 casi, con 129.466 decessi. Gli attuali positivi sono 28.285 (+155 casi), di cui 27.320 in isolamento domiciliare obbligatorio. Ammontano a 1.023 nuovi guariti. Questa invece la suddivisione per province dei nuovi casi: Catania 327, Messina 246, Palermo 219, Trapani 119, Siracusa 99, Caltanissetta 65, Ragusa 55, Agrigento 39, Enna 31.
Coronavirus ultime novità
Non solo dunque la Sicilia è la regione col più alto numero di contagi in tutta Italia, ma Catania si attesta inoltre come la provincia col più alto numero di contagi327 in un solo giorno.

Coronavirus Musumeci chiede maggiori controlli

Una situazione che non può certamente fare dormire sonni sereni al Governatore della regione, che esplicita a chiare lettere la sua paura di vanificare quanto di buono fatto sinora. Un invito alla prudenza che va di pari passo a quello dei prefetti a controllare e sanzionare: «Senza l’apporto dei prefetti  tutto sarebbe stato più difficile in Sicilia in questo anno e mezzo di pandemia. Lo sanno anche le pietre. Ora, però, serve uno sforzo maggiore: una sorveglianza delle forze dell’ordine più diffusa ed efficace, che scoraggi gli indisciplinati e alimenti fiducia nelle persone responsabili. – Musumeci poi prosegue mettendo in guardia dalla distrazione-  Avverto in giro un pericoloso calo di attenzione. È una fase delicata quella che viviamo in questi giorni: se aumentano i contagi, ma non i vaccini, la Sicilia rischia di tornare presto a chiudere. E non possiamo permetterci questo ulteriore sacrificio ».
Il presidente della Regione ricorda poi che rientra tra i suoi compiti adottare le ordinanze, ma farle rispettare spetta al ministro dell’Interno tramite i prefetti. «Se tutte le istituzioni faremo rete la nostra Isola riuscirà a vincere anche questa terribile prova».

Coronavirus Sicilia zona gialla misure adottate

La Sicilia rimane sulla tabella “dei cattivi” a livello nazionale, essendo l’unica regione ancora contrassegnata in giallo in tutta la nazione. Frattanto, a livello regionale, Musumeci continua a prendere provvedimenti: non solo rimangono zona arancione fino a giovedì 9 settembre Barrafranca, nell’Ennese, e a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. A essi vanno ad aggiungersi altri nove Comuni siciliani, di cui otto nel Siracusano, che saranno zona arancione da sabato 4 a martedì 14 settembre (compreso). Si tratta di Augusta, Avola, Pachino, Noto, Portopalo di Capo Passero, Rosolini, Ferla, Francofonte, in provincia di Siracusa, e Catenanuova in provincia di Enna. Lo prevede un’ordinanza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, appena firmata. Per i comuni appena elencati vale ancora il tanto temuto coprifuoco dalle 22 alle 5, a patto di non possedere la certificazione verde, e le restrizioni sugli spostamenti. Ovvero motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità, per ragioni di salute, per il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, nonché per usufruire delle attività consentite. Consentita l’attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande all’esterno, ma a patto di osservare il limite massimo di quattro persone al tavolo (limite che non vale per i conviventi) e l’obbligo di green pass per i locali al chiuso.
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Coronavirus Sicilia l’allarme dell’ordine dei medici

Frattanto l’ordine dei medici siciliani ancora una volta, tramite la bocca dei suoi presidenti siciliani, torna a fare chiarezza sulla questione vaccini e a ribadirne l’importanza nella lotta al Coronavirus: « Il ruolo sociale della professione medica è parte integrante dell’identità di ciascun professionista. Dai tempi di Ippocrate, curare bene, sicurezza e serenità sociale sono i tre grandi valori della professione che devono concretizzarsi in una comunicazione univoca perché non ci siano dubbi sulla necessità di completare il processo di immunizzazione della collettività. Legittime tutte le opinioni, legittima la presenza nei dibattiti dei social, ma quando lo scontro tra no-vax, no-pass e chi è disponibile alla vaccinazione diventa ideologico, messaggi inconciliabili con la scienza rischiano di avere conseguenze molto gravi.
Il pericolo è di soffiare sulle anime più deboli dei negazionisti e di alimentare quelle chat diventate oggi il terreno fertile per l’organizzazione di proteste anti-covid in cui irrompono messaggi di violenza. Il mondo medico è una grande rete di salute, ma anche una grande rete sociale che porta con sè tutto il peso, l’autorevolezza e il rigore delle sue informazioni, al di là delle considerazioni personali. Ed è questo il profilo che chiediamo a tutti i colleghi ». La nota è poi firmata da Toti Amato (Palermo), Vito Ignazio Barraco (Trapani), Giacomo Caudo (Messina), Giovanni D’Ippolito (Caltanissetta), Anselmo Madeddu (Siracusa), Renato Mancuso (Enna), Igo La Mantia (Catania), Santo Pitruzzella (Agrigento), Carlo Vitali (Ragusa).
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