international womens day

Giornata internazionale della donna, fra storia passata e polemiche moderne

 
Doverosa premessa: adoperare il corretto significante per il corretto significato è una complessa disciplina, che sempre più spesso sfugge al controllo in un mondo dove appunto parole e significati si muovo più velocemente di quanto immaginiamo. Eppure, vale sempre la pena di fare un tentativo perché è sempre giusto impegnarsi in questo senso- talvolta sbagliando, talvolta azzeccando, ma sempre tentando di impegnarsi al massimo.
Per questo motivo abbiamo scelto la denominazione di Giornata internazionale della donna e non magari la più conosciuta (ma magari diversamente connotata) Festa della Donna, un nome che rimanda più appunto a una festività – accostato a una ricorrenza che, storicamente parlando, di festivo ha decisamente ben poco.
Oltretutto, sull’importanza delle parole è incentrata anche parte delle odierne polemiche, sulle quali torneremo più avanti.
Ma torniamo, prima, un attimo indietro.

La giornata internazionale della donna: origini e storia

E’ possibile che molti lettori siano già pronti a saltare questo paragrafo, magari perché anche loro hanno già sentito frequentemente una storia. L’incendio, le operaie morte, l’istituzione della festa in corrispondenza dell’8 Marzo; eppure, questa storia che lo stesso autore dell’articolo ha sentito sin dalle elementari, è un’ambiguità storica. In realtà, il fantomatico incendio della fabbrica di camicie in cui sarebbero morte centinaia di operaie avvenuto nel 1908 a New York è una versione non documentata storicamente. E’ probabile che ci sia stata una sovrapposizione con l’incendio, sempre avvenuto a New York ma il 25 marzo del 1911, della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, principalmente donne e in gran parte immigrate di origine ebraica e italiana (ma non solo, anche 23 uomini morirono nell’incendio).
In realtà, la giornata internazionale della donna ha una lunga storia che comincia nell’agosto del 1907 con il VII Congresso della II internazionale socialista a Stoccarda, nella quale molti esponenti discussero, oltre a temi quali il colonialismo, anche della “questione femminile”. In particolare, il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a “lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne”. (E’ possibile consultare una discreta bibliografia in materia anche andando su Wikipedia) Su questa scia venne istituita Conferenza internazionale delle donne socialiste e la fondazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste.
Il dibattito fu poi ripreso in terra statunitense, dove la socialista Corinne Brown presiedette, nel 3 maggio del 1908 a causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista. Fu quella Conferenza a cui per prima fu assegnato il nome di «Woman’s Day», perché nel suo corso furono trattati argomenti quali le discriminazioni sessuali o di salario o il diritto di voto alle donne.
L’ormai consolidata data dell’8 marzo deriva invece da quella del 1917, quando a San Pietroburgo le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra, poi seguite da altre manifestazioni che condussero al crollo dello zarismo. Nonostante in realtà secondo il calendario giuliano allora in uso in Russia quel giorno fosse il 23 febbraio, fu designato che l’8 marzo fosse la «Giornata internazionale dell’operaia» (da cui derivò poi la Giornata internazionale della donna) nel corso della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste.
E’ proprio in virtù del legame di questa ricorrenza al mondo socialista e comunista che è possibile che, nel tempo, siano stati avvalorate altre piste (guarda caso, creando un episodio confusionario ma legato agli Stati Uniti).
 
feminism womens rights

Giornata internazionale della donna: polemiche moderne

Ancora oggi, tuttavia, l’8 marzo e ciò che vi orbita intorno è terreno sconnesso e di polemica. E’ difficilissimo avvicinarsi a quest’argomento senza essere banali o fuorvianti (quando non semplicemente offensivi), motivo per il quale mi approccio al discorso solo per limitarmi a riportare come anche la cronaca odierna non sia esente da polemiche. Le ultime, solo in fase cronologica, sono quelle che hanno riguardato il Festival di Sanremo, al quale hanno preso parte Beatrice Venezi e Barbara Palombelli. La prima, che aveva rivendicato per sé il titolo di “Direttore d’orchestra” di fronte alla richiesta di chiarimenti riguardo l’uso maschile o femminile, è stata ripresa più volte ( dalla politica Laura Boldrini, per esempio, ma anche da giornalisti come Giuseppe Antonelli) riguardo questa scelta, che la Venezi ha difeso con la forza delle sue argomentazioni.
Questioni, come dicevamo, di parole e del loro uso. Ancora più profondo l’attacco che ha invece colpito Barbara Palombelli, nota giornalista e ospite di Sanremo, che ha pronunciato un discorso in favore delle donne che ha, tuttavia, sortito un pesante “effetto boomerang”. La prima reazione è arrivata dai social, che non hanno mancato di sottolineare come il discorso fosse pieno di incongruenze e superficialità; polemiche cui ha fatto eco la voce di Selvaggia Lucarelli, che ha rilasciato un articolo al fulmicotone all’indirizzo della Palombelli.
 
i am equal

Giornata internazionale della donna: il pensiero della redazione di Cataniablog.it

Un argomento di una simile complessità (nonché stratificazione politica e storica) è di impossibile compressione nella formula in cui ci stiamo esprimendo. Per questo ci sentiamo di sposare la tesi di un brillante umanista, Alessandro de Cesaris, il quale si schierava a favore della donna, quella singolare, umana e individuale, piuttosto che con la Donna, immaginaria e stereotipata astrazione che viene tirata fuori dai media solo in circostanze simili a queste.
womens healthy and empowering


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