Etna: torna a piovere terra sul catanese

Etna: torna a piovere terra sul catanese

Insieme a molte altre cose, queste era una di quelle che non c’era certamente mancata del 2021, un anno in cui ‘a Muntagna aveva fatto registrare un’attività da record – ma soprattutto, intense pioggia di terriccio lavico. Così nella giornata di ieri l’Etna è tornata a farsi riconoscere, regalando sì spettacolo a tutti coloro che amano osservarla e fotografarla, ma anche numerosi disturbi correlati alla cenere emessa dal vulcano.

Cenere vulcanica dall’Etna: l’ultimo aggiornamento dell’INGV

Etna Istituto vulcanologico
L’INGV aveva tempestivamente riportato la presenza di due colate laviche nelle zone crateriche sommitali dell’Etna, delle quali una, debolmente alimentata, era in espansione verso Est, con un fronte lavico che rimaneva confinato in area sommitale raggiungendo una quota di circa 2.900 metri circa. Dall’ultimo aggiornamento delle 17.21 di ieri l’attività risulta cessata, come riportato nell’ultimo bollettino presente sul sito:
«L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che
l’attività esplosiva al Cratere di Sud Est è cessata. Personale INGV-OE sul campo ha
osservato ricaduta di cenere vulcanica prodotta durante la fontana di lava negli abitati di
Viagrande, Milo e Acicastello, con asse principale di dispersione tra Petrulli e Zafferana.
Per ciò che riguarda l’attività effusiva, i flussi lavici che si propagano in direzione
Sud-ovest ed Est, sono ancora debolmente alimentati. L’ampiezza media del tremore
vulcanico, dalle ore 14:00 UTC circa dopo alcune fluttuazioni intorno a valori medi, ha
mostrato un ulteriore tendenza al decremento attestandosi attualmente su livelli
medio-bassi. La localizzazione del centroide delle sorgenti del tremore vulcanico rimane
ubicata nell’area compresa tra il cratere Bocca Nuova ed il Cratere di Sud Est, ad una
elevazione di circa 2700-2800 metri al di sopra il livello del mare. L’attività infrasonica
risulta molto bassa.
Dalla fine dell’episodio parossistico non si osservano variazioni significative nei dati di
deformazione clinometrici e GNSS.
Ulteriori aggiornamenti verranno tempestivamente comunicati. »
Come spesso accade in questi casi, lo spazio aereo è stato momentaneamente inibito al traffico e i voli sono cancellati o dirottati in altri scali a causa dell’ingente ricaduta di cenere – che ha colpito specialmente i Comuni di Milo, Zafferana Etnea, Acireale e Santa Venerina.

Barbagallo: non possiamo continuare a considerare l’Etna emergenza

etna vulcano eruzione
Gli eventi hanno sollecitato l’intervento del deputato e segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, il quale si è così espresso in merito: «Anno nuovo, problemi vecchi. L’Etna ha ripreso con forza la sua attività parossistica e con questa arriva anche la pioggia di cenere vulcanica che ha colpito i soliti comuni della zona est del vulcano. Secondo i primi dati a nostra disposizione la cenere vulcanica ha già raggiunto i due centimetri di altezza. Una emergenza che si ripete: più volte nel corso di questi anni abbiamo sostenuto che la protezione civile si debba dotare di mezzi ed attrezzature per lo spazzamento e la pulizia delle aree pubbliche».
«Non possiamo più trattare come straordinario un evento che si ripete decine di volte in un solo anno. In questo senso ci faremo carico di un apposito emendamento in Finanziaria. E intanto – ha aggiunto il segretario regionale Pd – da domani incalzeremo sia il governo regionale sia il governo nazionale per reperire le risorse per i ristori ai comuni che da domani mattina saranno costretti a esporsi economicamente per rimuovere la cenere».
Anche la Coldiretti è intervenuta in riferimento alla ripresa dell’attività stromboliana dal cratere di Sud-Est dell’Etna : «La nuova eruzione dell’Etna fa salire il conto dei danni nelle campagne con cenere e lapilli sulle serre di piante e fiori, su vigneti, su agrumeti e frutteti» – un settore, oltretutto, già gravato dall’andamento della crisi legata alla pandemia – «Un’ulteriore dimostrazione – precisa l’associazione – che non si tratta di una emergenza ma di un cambiamento strutturale del comportamento del vulcano che necessità l’avvio di un nuovo sistema di interventi che salvaguardi anche gli imprenditori agricoli con norme celeri e ad hoc».
«Si tratta – conclude la Coldiretti – di una vera e propria calamità quotidiana che le aziende agricole devono affrontare con l’impiego massiccio di manodopera per la pulizia di strutture e coltivazioni serve tempo, acqua e quindi con costi insostenibili».
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