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Fallimento Calcio Catania Servizi: 6 gli indagati

Fallimento Catania calcio

Tutti i tifosi rossazzurri, nonostante le gioie del recentissimo passato, escono fuori da un tunnel dolorosissimo. Un tunnel che ha ingoiato la loro squadra del cuore. Il terremoto che ha però fatto sprofondare e portato al fallimento il Calcio Catania non è certamente stato un fulmine a ciel sereno. Esemplare, in tal senso, la gestione del centro sportivo Torre del Grifo, che sarebbe dovuto divenire il fiore all’occhiello della società e che invece divenne in brevissimo tempo “una zavorra insostenibile”. La vicenda che ha visto protagonista Torre del grifo è lunga e piena di ombre.

In questo periodo tuttavia la Procura della Repubblica di Catania sta provando a far luce su quanto accaduto e per questo motivo ha indagato sei persone, tutte facenti parte della “Calcio Catania Servizi Srl”, ovvero la società che aveva in gestione proprio Torre del Grifo a Mascalucia. La stessa società che poi venne dichiarata fallita nel settembre 2020 e che quindi, sostanzialmente, precedette di qualche mese l’omonima società sportiva.

Lo Monaco indagato con altri 5

Sono sei gli indagati cui è stato notificato l’avviso di conclusione indagine: Giovanni Luca Rosario Astorina, Antonio Carbone, Giuseppe Di Natale, Alessandro Gabriele Failla Giuseppe Franchina e Pietro Lo Monaco. Gli viene contestato, in attesa che essi predispongano l’apparato difensivo per confutare l’accusa e affermare la loro estraneità alle responsabilità per le quali sono stati chiamati in causa, di aver di aver “cagionato o comunque aggravato per effetto di operazioni dolose il dissesto della società che versava in una situazione di conclamata antieconomicità della gestione caratteristica fin dalla costituzione, con perdite sempre crescenti e un evidente squilibrio finanziario costante per tutto il periodo”.

L’indagine della Procura della Repubblica di Catania ed eseguita dalla Guardia di Finanza è condotta dal pm Fabio Regolo. L’impianto accusatorio del pm Regolo, frutto dell’indagine appena conclusa, fa leva su un fatto ritenuto acclarato: quello di avere esposto la Calcio Catania Servizi Srl ad enormi perdite, aggravando così una esposizione debitoria vicina ai 2 milioni di euro.

Fallimento Calcio Catania: le responsabilità ipotizzate per Lo Monaco

Pesantissima l’accusa mossa all’allora amministratore unico Pietro lo Monaco dalla Procura della Repubblica di Catania. “In esecuzione di un disegno criminoso, quale amministratore unico dal 31.07.2019 al 07.02.2020 della società Calcio Catania Servizi srl, costituita nel 2016 con socio unico Calcio Catania spa e con attività di impresa concretamente esercitata fino alla dichiarazione di fallimento consistita nella gestione unit business in cui si articolava la struttura “Torre del Grifo” nonché quale amministratore delegato controllante Calcio Catania spa dissipava risorse ed effettuava pagamenti in violazione della par condicio creditorium. In particolare, procedeva a pagare debiti della controllante per circa euro 186.722,00 (dei quali 94.000,00 circa per debiti erariali, euro 35.000,00 circa per pagamenti per professionisti e fornitori ed euro 57.950,00 acconto fattura mensa) dal febbraio 2017 pur avendo maturato debiti erariali aventi privilegio superiore e procedeva ad effettuare finanziamenti infruttiferi nel 2019 per euro 56.000,00 alla controllante senza alcuna giustificazione economica in condizione di conclamato dissesto”. 

E ancora, avendo perso il capitale sociale già nel 2016 con un patrimonio netto azzerato, con un valore negativo di 44.630 euro, senza procedere con gli adempimenti previsti” avrebbero “proseguito l’attività aziendale con l’ottica della continuità, senza limitarsi alla conservazione del patrimonio sociale”.

Il tutto, secondo la tesi dell’accusa contestata nella gestione della fallita Calcio Catania servizi Srl, “al solo fine di mantenere in vita una prosecuzione servente alle sole esigenze della controllante (in quanto Calcio Catania spa aveva necessità di usufruire del complesso di Torre del Grifo), maturando così ulteriori perdite e aggravando l’esposizione debitoria fino ad arrivare ad oltre 1.918.000 di euro, somma corrispondente ai debiti accertati”.

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